mercoledì 26 ottobre 2011

24 ottobre 2011 lunedì

Indignata, si sono molto indignata, ho sentito questa notizia:

Il 44 % degli italiani "ostile" agli ebrei
L'antisemitismo si diffonde sul web

L'indagine parlamentare conoscitiva rivela che on line si va estendendo l'idea che non è razzismo essere antisemiti. Oltre mille siti (+ 40%) dedicati alla diffusione dell'odio antiebraico (da Repubblica.it)


avevo da poco scritto il post su Primo Levi ed il suo libro "Se questo è un uomo" e sentire questa notizia mi ha sconvolta, non conterò nulla nell'universo della rete, ma finchè potrò continuerò a parlarne, come voglio parlare degli zingari, degli omosessuali che sono stati sterminati nei lager nazisti. E' una cosa che offende la ragione umana! come si può essere contro un popolo? non sono una santa e non ho il dono di farmi piacere tutti, ma le persone, gli individui, non i popoli in quanto tali. Perchè poi noi italiani, intesi come popolo, siamo stati e siamo visti come buffoni, malavitosi, vagabondi e chi più ne ha più ne metta... e noi che alla fine dell'ottocento in america venivamo giudicati simili alle scimmie (devo ritrovare una pagina web che parlava di un processo svolto a quell'epoca a carico di italiani) vogliamo parlare degli ebrei? 
Finchè ci sarà intolleranza verso un popolo, qualunque esso sia, io sarò di quel popolo:

sono ebrea,
sono nera,
sono omosessuale,
sono mussulmana,
sono tutti coloro che vengono offesi dalla cretinaggine e dall'ignoranza!!!

Tornando allo sterminio degli ebrei, in queste sere su History Channell ho visto le biografie di alcuni dei gerarchi più importanti dell'epoca: uno storpio (perdonatemi uso il loro stesso vocabolario) alto mezzo metro e una buca, come si dice da me; un narcisista grassone, un pazzo, senza poi considerare la personalità del capo per cui non ci sono parole. Ecco lo sterminio di milioni di persone, la morte di milioni di persone lo dobbiamo a questi esseri!
Questo è uno sfogo, e mi sento più leggera dopo averlo scritto, ma anche se risulterò noiosa continuerò a parlare di CIO' CHE E' STATO, solo la memoria ci può salvare!

 

lunedì 24 ottobre 2011

23 ottobre 2011 domenica

Libri

Se questo è un uomo di Primo Levi



«Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi, alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi».


Per Primo Levi, dopo il ritorno fortunoso da Auschwitz diventa insopprimibile il bisogno di scrivere, come necessità vitale e improrogabile di testimonianza per far sapere agli altri cosa era successo e come era potuto accadere un tale orrore e anche per assolvere ad un personale dovere morale nei confornti dei tanti compagni morti nel lager e in breve tempo prende vita "Se questo è un uomo".
Non è un libro, è una pietra miliare nella letteratura, nella storia e nell'educazione di ognuno di noi, le sue parole mi hanno segnato per sempre: La dignità di un uomo, la coerenza morale, la chiarezza delle idee, la sua propensione a parlare a voce bassa, la totale mancanza di odio e di rancore verso i carnefici, sono già un lascito ben più prezioso del più grande tesoro: la testimonianza di ciò che deve essere un Uomo per dirsi tale.

A oltre sessant'anni da quella liberazione dei lager si fa ancora fatica a leggerne la storia con animo spassionato perché i campi di sterminio hanno provocato una somma incalcolabile di dolore e di morte.
L'organizzazione dei lager è perfettamente conosciuta anche nei più insignificanti e sordidi particolari ma poco si sa per quali ragioni e cause si sia potuta edificare una gigantesca fabbrica di morte e funzionare con atroce efficienza fino al collasso tedesco. Del resto nessun saggio o trattato storico potrebbe risolvere o comprendere un comportamento extra-umano: «Auschwitz non ha nulla a che vedere con la guerra, non ne è un episodio, non ne è una forma estrema». La guerra è un fatto doloroso e tragico che da sempre accompagna la storia dell'uomo quasi in una sorta di crudele lotta per l'esistenza ed è un germe che ci portiamo dietro, insito dentro di noi: ma Auschwitz non è in noi, è fuori dell'uomo, e i suoi autori non sono in preda al delirio perché sono diligenti e tranquilli, efficienti e compassati; sono funzionari di Stato, brutali, insensibili all'orrore quotidiano e anche le loro dichiarazioni e testimonianze postume sono fredde e vuote quasi distaccate.
«Ogni uomo civile è tenuto a sapere che Auschwitz è esistito, e che cosa vi è stato perpetrato: se comprendere è impossibile, conoscere è necessario». La sua infezione presenta segni precisi: la negazione della solidarietà umana, l'indifferenza cinica per il dolore altrui, l'abdicazione dell'intelletto e del senso morale, la viltà abissale mascherata da fedeltà a un'idea. Solo ad Auschwitz, in nome di tutto ciò, furono sterminati con meticolosità scientifica milioni di uomini, donne e bambini; e furono utilizzati non solo i loro averi e i loro abiti ma anche le loro ossa, i loro denti perfino i loro capelli. La Germania nazista e tutti i paesi da essa occupati erano un tessuto di campi di sterminio e di campi di lavoro. I lager erano strettamente collegati con l'industria bellica tedesca che si fondava su di essi ed il sistema sarebbe stato perfezionato in caso di "vittoria finale" con la creazione di un Ordine Nuovo: da un lato la classe dominante del Popolo dei Signori (cioè i tedeschi) e dall'altro una sterminata massa di schiavi a lavorare ed obbedire.
A fronte di queste considerazioni la lettura di queste pagine tragiche è un dovere per tutti perché può aiutare a vegliare continuamente sulla nostra coscienza.
È una pura illusione ritenere che tutti gli uomini abbiano un naturale amore per la libertà e per la dignità. Da sempre le mani dell'uomo sono insanguinate. Nei periodi più tragici e vergognosi pochi uomini hanno lottato e difeso i diritti inalienabili dell'uomo.
Tutti noi sappiamo che la libertà intellettuale, soprattutto in certe situazioni pericolose, è poco seducente e comporta immani fatiche nonché pochi uomini sono disposti a portare il peso gravoso di questa responsabilità. Che si tratti di lager o gulag nulla cambia. Eppure della libertà si sente spesso parlare in tono enfatico: come principio cosmico, come garanzia, come bene inalienabile, l'edificante Uomo-Libertà. Ma la strada per la libertà è avventura assai più rischiosa, è un atto di coraggio, un percorso doloroso.
L'uomo libero è tale anche in prigione, nella stanza della tortura, nella fossa comune, nella miseria, nella disperazione e anche se sottoposto alle più atroci sofferenze. Ogni limitazione, ferita, coercizione, negazione del corpo e della mente paiono messe lì apposta nella storia dell'uomo per dimostrare l'inalienabilità della libertà: proprio dove tutto sembra perduto, nelle tenebre della morte, nelle camere a gas, nello sterminio di massa, nell'uomo assassino dell'uomo. Fortunatamente le testimonianze di questa vittoria della libertà e della dignità umana sono numerose anche nelle condizioni più drammatiche e subumane. Quella di Primo Levi è una di queste.


E' un argomento che tratto molto spesso e forse può diventare noioso, ma sento il bisogno, la necessità di parlarne, non vorrei che le testimonianze così tragiche che hanno segnato la mia vita possano andare dimenticate e nella mia mente risuonano molto spesso le parole della breve poesia che Primo Levi inseri nel libro.

sabato 22 ottobre 2011

22 ottobre 2011 sabato

Antiche usanze da rispolverare
Ricamare le iniziali

Un'idea rubata alla tradizione. Un tempo infatti era consuetudine ricamare il monogramma su tutti i capi del corredo: dalle lenzuola ai cuscini, alle tovaglie. Tutto doveva essere rigrosamente "firmato".
Visto che negli ultimi anni gli stilisti ci propongono firme su tutto e di più, perchè non rispolverare questa antica e preziosa tradizione ricamando i capi più svariati con le nostre iniziali oppure preparando regali personalizzati per gli amici. Dal segnalibro, alle pantofole, dai cuscini ai biglietti augurali. Basta scatenare la fantasia. Non è necessario essere delle ricamatrici provette, ci sono modi di personalizzare molto facili  anche per chi come me sà appena tenere l'ago in mano.

Punto croce


source
source
source
source
suorce



Stitching o punto filza, facile e molto versatile

http://www.youtube.com/watch?v=pB_YB2Ot_l0

http://www.puntocroce.biz/files/ricamo_punto_filza_varianti.htm





source

source


poi ovviamente ci sono punti molto più belli come il punto pieno, l'intarsio ecc... ma io non sono capace di fare certi capolavori!

21 ottobre 2011 venerdì

Buone maniere
avere ospiti

Chi riceve 1:
  • deve essere ben chiaro ed esplicito non solo sul giorno e l'ora, ma anche riguardo al tono dell'occasione, per permettere agli ospiti di vestirsi in maniera appropriata;
  • quando invita per la prima vola qualcuno conosciuto in casa d'altri, deve far intervenire anche coloro presso cui è avvenuto l'incontro;
  • invita sempre ambedue i componenti di una coppia, a meno che non si tratti di un pranzo di lavoro;
  • neppure durante la visita più informale di amici intimi, tiene le pantofole ai piedi, sceglie però i più semplici dei suoi capi eleganti per non offuscare gli ospiti, ma dimostra di festeggiarli, cambiandosi abito;
  • provvede a raggruppare persone affini per posizione sociale ed educazione, ma non che esercitano tutte la stessa professione, o con le medesime abitudini di vita: la conversazione risulterebbe noiosissima;
  • non  invita insieme persone notoriamente (e faziosamente) di opposte fedi politiche, o che hanno litigato, o ex coppie;
  • esilia senza pietà gli amici a quattro zampe in una zona della casa inaccessibile agli ospiti;
  • sa bene che non deve pretendere di divertirsi a casa propria, perché i suoi doveri di padrone di casa non glielo consentono;
  • se non ci sono domestici, anche assoldati per l'occasione, tocca al marito accogliere gli ospiti sulla porta di casa, appendere i cappotti degli uomini e invitare le signore a lasciare i propri sul letto della camera matrimoniale. La moglie li attende e dà loro il benvenuto in salotto, fa le presentazioni, rivolge a ciascuno qualche domanda sulla famiglia o sul lavoro, per fornire spunto alla conversazione successiva, ma senza dare l'impressione di un vero e proprio interrogatorio;
  • in attesa della cena offre gli aperitivi man mano a chi entra, non chiede mai "che cosa volete?", sembrando così di sollecitare un cortese rifiuto, ma avrà preparato piatti con olive, salatini e quant'altro, e bevande di vario tipo, offrendo la scelta tra quanto disponibile;
  • deve cercare di "pilotare" la conversazione in modo da farla diventare generale e permettere a ciascuno degli ospiti di parteciparvi;
  • se qualcosa nell'organizzazione non va cerca di rimediarvi senza dare nell'occhio, se non può fare nulla, lo ignora;
  • a meno che nell'invito fosse già stato definito il programma (giochi di carte, ascolto di musica), non impone a nessuno un certo tipo di passatempo, nè obbliga ad ascoltare musica a tutto volume, ma al massimo offre un sottofondo piacevole che non si imponga sulla conversazione e non costringa ad alzare la voce;
  • l'ospite che manifesta l'intenzione di accomiatarsi, si aspetta una risposta tipo: "Ci lascia già? Non può fermarsi ancora un pò?", ma sarebbe infastidito da maggiori insistenze; 
  • al momento del commiato, il marito accompagna all'uscita chi se ne va, lo aiuta ad indossare il cappotto, lo ringrazia per essere venuto, e resta sulla porta fino abbia iniziato a scendere le scale, o sia entrato in ascensore, la moglie si unirà a lui solo per salutare l'ultimo ospite che se ne va;
  • non permette che si sparli o si rida alle spalle di chi si è appena allontanato: se accade, cambia subito argomento.

20 ottobre 2011 giovedì

Piante amiche
Malva

è una pianta erbacea diffusa un pò ovunque, sia in pianura che in montagna, ed è possibile trovarla lungo i sentieri e in genere nei luoghi incolti. E' caratterizzata da foglie pressochè rotonde, pelose nella faccia inferiore, i fiori sono di color lilla o biancastri.

Proprietà terapeutiche: se ne adoperano di preferenza le foglie, utilizzate contro la stitichezza, mentre con i fiori si possono fare degli infusi per calmare la tosse e curare la bronchite. Una foglia di malva fresca schiacciata e premuta sopra alla carie solleva dal mal di denti. Se si spremono le foglioline fresche sul luogo della puntura di insetti, ne impediscono il gonfiore e ne attutiscono il dolore.

In cucina: si adoperano le foglie più fresche e tenere per fare una gustosa minestra di malva (specialmente nel Veneto) oppure si possono unire ad altre erbe aromatiche per fare minestroni e delle zuppe rinfrescanti e ben digeribili. Le foglie tenere, infine, si possono aggiungere alle insalate basta tagliarle a listarelle sottili o spezzettarle con le mani.

Insalata di malva
ingrediente per 4 persone:
200 gr di foglie di malva
1 porro
1 finocchio piccolo
1 carota
2 peperoni sott'olio
aceto
olio extra vergine d'oliva
sale e pepe

Tagliate a listarelle le foglioline di malva ben lavate ed asciugate, mettetele in un'isalatiera ed aggiungete la parte bianca del porro tagliata ad anelli ed il finocchio tagliato a lamelle. Unite anche la carota tagliata a julienne ed i peperoni a dadini. In una ciotola emulsionate l'olio con l'aceto, il sale e il pepe e versate questo condimento sull'insalata. Mescolate accuratamente e servite.

19 ottobre 2011 mercoledì

OTTOBRE il mese in ROSA

BREAST Cancer Awareness








http://howsweetthesound.typepad.com/my_weblog/2008/06/so-just-what-is-pink-saturday.html



http://www.donteatthepaste.com/2011/10/pink-ribbon-hope-box.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+DontEatThePaste-PrintableBoxesPaperCraftsCraftsBeadsAndRecipes+%28Don%27t+Eat+the+Paste+-+Printable+boxes%2C+paper+crafts%2C+crafts%2C+beads+and+recipes%29&utm_content=Google+Reader

http://la-almohada.blogspot.com/2010/10/hope-theme-thursday-challenge.html
http://all-the-wright-stuff.blogspot.com/2010/10/charity-auction-for-breast-cancer-care.html





Felice mese Rosa a tutte!!!

martedì 18 ottobre 2011

18 ottobre 2011 martedì

Come fare in casa
cattivi odori

Ieri complice una bella giornata di sole, ho pulito a fondo la cucina, poi ierisera mi hanno regalato un cestino di funghi porcini di quelli "come dio comanda" e la loro morte qual'è? fritti, almeno in casa nostra. Onestamente mi veniva da piangere, sentendo quel bell'odore di pulito e pensare di dover friggere.... ma niente panico, sono ricorsa ad un accorgimento insegnatomi da mia suocera che non sempre ricordo di metterlo in pratica:
  • gettare nell'olio bollente prima o insieme alla pietanza da friggere, due o tre fettine di mela senza semi e le ho sostituite quando iniziavano a dorarsi, stasera la mia casa e soprattutto la mia cucina non ha quel fastidiosissimo odore di fritto che di solito ristagna.
Già che ci sono vi dò qualche altro suggerimento sperimentato e collaudato.
  • cavoli e verze, se dovete cuocere queste verdure che hanno un odore molto forte, che specialmente in inverno sono squisite, mettete sul coperchio della pentola in cui li state cuocendo un pezzetto di mollica di pane imbevuto di aceto, oppure se non vi dà fastidio, potete aggiungere un pò d'aceto all'acqua di cottura.
  • coltelli e posate, se vi sembrano che anche dopo il lavaggio abbiano conservato un cattivo odore potete ovviare al problema passandoli con mezzo limone spremuto e poi lavarli nuovamente.
Il limone è un rimedio straordinario anche per l'odore che a volte rimane nelle mani, per esempio quando si pulisce il pesce o, nel mio caso il fagato che detesto, sfregare bene le mani dito per dito con mezzo limone spremuto e lavarle con acqua fredda, si in acqua fredda perchè l'acqua calda aiuta gli odori a penetrare ancora più a fondo!

Adesso che è arrivato il freddo e le finestre restano chiuse a lungo il problema degli odori si pone ogni giorno. Sarò fissata ma per me gli odori hanno una grande importanza, tanto per fare un esempio scelgo i detersivi in base all'odore e non alla marca, al prezzo ecc...
  • e allora un'altro trucchetto per una casa profumata alla "Nonna Papera", se vi sembra che l'odore di cucina si diffonde per la casa non sia piacevole nelle altre stanze,  potrete "mascherarlo" facendo cuocere a fuoco lento qualche cucchiaio si zucchero e di cannella: si diffonderà ovunque un piacevolissimo odore.